le terapie palliative- un diritto per tutti i malati terminali...

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le terapie palliative- un diritto per tutti i malati terminali...

Messaggio Da Renée il Mar Feb 19, 2008 6:06 pm

La notizia più temuta dal malato di tumore e dalla sua famiglia è che "non c'è più niente da fare".

In realtà anche se il tumore non è curabile, si può ancora fare tantissimo per permettere al malato terminale di vivere con dignità e soprattutto senza dolori. Il dolore NON E' e NON DEVE essere parte integrante del cancro.

Su segnalazione di Deborah, vi invito a leggere un articolo sul sito di Progetto Oncologia:

http://progettooncologia.cnr.it/strategici/polmone/09-po.html

Renée

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le terapie palliative- un diritto per tutti i malati terminali...

Messaggio Da Ferdinando il Mer Feb 20, 2008 10:39 am

Cara Renée, giusto per non smentirmi m'inserisco (forse perchè sono soltanto direttamente ...interessato?) nelle terapie palliative per una puntualizzazione sul diritto. Il diritto, tanto per filosofeggiare un po, si può anche non esercitare, o no?, ma quando è " naturale " o anche soltanto riconosciuto, esso diventa inalienabile e indisponibile a terzi (Stato, Chiesa, parenti,...altri!). Orbene, nel titolo, forse per un'involontaria estenzione del sentire comune dei non addetti ai lavori (NON ospiti del cancro!), pare che il diritto sia riconoscibile soltanto ai "malati terminali", anche se a TUTTI ! E agli altri (chi? quanti?) cosa riconosciamo: il diritto alla...sofferenza? So di sicuro che non è questo il tuo pensiero, così come non lo è della maggioranza degli esseri umani "normali", purtroppo quasi sempre silenziosi se non colpiti nel vivo e coinvolti nel dolore patologico, a meno che non abbiano esercitato il diritto, anche questo legittimo e rispettabilissimo, di soffrire in questa vita e godere nell'altra! De gustibus non...!
Va da se che ogni diritto è "sacrosanto" ed il suo esercizio non può trovare limiti o condizionamenti in comportamenti tipo "obiettori" o "sottoacculturati sanitari", i quali sulla pelle (dolori!) degli altri decidono una gradualità di somministrazione che prescinde dal livello di resistenza al dolore del singolo ammalato, regalandogli un'interminabile serie di sofferenze non richieste nè gradite.
Chiudo,con una breve considerazione sui tumorati e sulla qualità della vita: la patologia tumorale è ancora da accettare dalla pubblica opinione come malattia cronica, è vissuta come una tragedia immane (e forse un pò lo è?), ingiusta, subdola e...tutto il male possibile che se ne può dire, ma è pur sempre una malattia da cui si può anche non guarire ( nel senso comune del termine: guarisco dalla bronchite prendendo l'antibiotico!), ma vi si può tranquillamente convivere e curarsi, purchè vi sia una qualità della vita al "proprio" giusto livello ed aspettativa che per ovvi motivi non può essere uguale per tutti.
Renée: siamo tutti d'accordo che anche gli ammalati NON tumorati ed i tumorati NON terminali hanno diritto alla terapia palliativa la migliore possibile , senza se e senza ma?
Evviva la vita e che duri tanto ... q. b. ( purchè bene e non stiamoci a chiedere a quanto corrisponde!).
Ferdinando

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errate corrige

Messaggio Da Renée il Mer Feb 20, 2008 2:02 pm

Ciao Ferdinando,

Ho corretto il titolo dell'argomento, così da non dare l'idea di un messaggio rivolto SOLO al malato terminale. Ovvio che il mio pensiero non era che chi non è terminale deve soffrire. La realtà dei fatti è, però, che molti (medici compresi) hanno un atteggiamento un po' particolare verso il malato che non può essere sottoposto a una terapia "curativa". Il famigerato "non c'è più niente da fare". Il mio pensiero era rivolto a chi non ha la fortuna di poter accedere a strutture più "moderne" dove i medici sono "educati" in modo tale da sapere che si può SEMPRE fare qualcosa per tutti, anche quando "l'ospite sgradito" (per citarti) prosegue allegramente nella sua distruzione. So di medici che non vogliono avere il "fastidio" (concedimi il termine) di prescrivere oppioidi o morfina, medici che neanche ritirano il recettario degli stupefacenti. Era in questo senso che dicevo che è un diritto del malato (e di TUTTI i malati) di non provare dolore. In questo senso NON deve essere "incluso nel pacchetto" tumori.

La fortuna (?) nella sfortuna di mio padre è di essere seguito da una oncologa con master in medicina palliativa (l'unica nella nostra zona) che ha saputo modificare la terapia del dolore anche tutti i giorni se necessario (e qui mi ricollego alla tua frase "decidono una gradualità di somministrazione che prescinde dal livello di resistenza al dolore del singolo ammalato, regalandogli un'interminabile serie di sofferenze non richieste nè gradite."). Quindi non ha mai provato il "vero" dolore neoplastico e neurologico - e dovrebbe essere una "fortuna" di tutti.

Renée

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